Valle Brembana


In origine la mulattiera, tracciata tale sino a Sant'Antonio Abbandonato di Brembilla ed a Catremerio, assunse la denominazione di Strada Meneghina, dal nome del primo abitato che, salendo, si incontra. Successivamente, sulle carte catastali Lombardo-Venete viene indicata come Strada Taverna, probabilmente in virtù di un importante luogo di sosta lungo il tragitto. Alcuni studiosi del GAL localizzano tale edificio a Castignola di Là, dove ancor oggi è rimasto intatto un bell'edificio caratterizzato da un'ampia sala lastricata con camino centrale (una soluzione logistico-architettonica spesso in uso fra le popolazioni Walser di ceppo tedesco), dove sul portale d'ingresso capeggia un'incisione che reca la data del 1507, la più antica trovata nel comune di Brembilla.


partiva da Nembro, saliva a Lonno lambendo i ruderi del Castello dei Vitalba, dove ora sorge il Santuario dello Zuccarello, proseguiva per Salmeggia, patria del pittore Enea Talpino e scendeva a Selvino, dove in essa confluiva la "bretella" che saliva da Albino, già a quei tempi operoso paese della media Valle Seriana. Da qui, passando a mezzacosta sul versante brembano, proseguiva per Aviatico, Trafficanti, Cornalba, Serina (paese che ha fatto fortuna con tre secoli di Via dei Trafficanti), saliva a Dossena per scendere sul fondovalle brembano a Grumo e, superato con un ponte il fiume Brembo, a monte delle gole di Camerata, saliva al Cornello dei Tasso, che era organizzato per accogliere e proteggere le carovane e da lì piegare anche verso valle ad Oneta (dove c'è la casa Arlecchino) e ad un miglio di distanza scendere a San Giovanni Bianco, centro fluviale e punto d'incontro con la Val Taleggio. Cornello dei Tasso, a quei tempi, svolgeva anche un ruolo di smistamento delle carovane, così che quelle dirette al Nord risalivano la Val Secca, puntando verso Olmo, Averara e per la Valmora si inerpicavano al valico che ora chiamiamo di San Marco per scendere verso Morbegno e la Valtellina, un tempo terra svizzera del Canton dei Grigioni.


Ripercorrere oggi il tracciato denominato "Via del Ferro" dell'area dell'Alta Val Brembana significa accingersi a compiere un viaggio nel passato, un salto a ritroso di almeno sette secoli. Lo sono a testimoniare i tratti di strada lastricati, le case porticate, punti di sosta e di ristoro per viandanti, pellegrini e, soprattutto, nel nostro caso per le carovane di "fraini" e di "strusì" che lavoravano all'estrazione ed al trasporto del minerale. Per secoli l'estrazione del ferro fu quell'attività che, maggiormente, influì sullo sviluppo economico dell'Alta valle, ben più di quanto poteva dare l'attività agro-silvo-pastorale. Le miniere vennero, probabilmente, attivate già dai Galli o meglio da tribù celtiche 2500 anni orsono, attirati sulle Orobie dalla presenza in superficie di minerali di ferro di cui, forse già conoscevano i segreti della lavorazione.


Tramite competenza e passione sono stati uniti tra loro una serie di antichi sentieri e mulattiere, andandoli a cercare ad una quota media, niente vette e poco fondovalle, tanto pascolo e foresta e poco asfalto (Fattibile, dopo l'intervento di recupero, a piedi, in mountain bike o a cavallo). L'escursionista che si appresta a percorrerlo troverà in un'area piuttosto antropizzata una ricchezza di particolari quasi incredibile, fatta di borghi carichi di storia, di cascine dall'evidente architettura essenziale, di attività artigianali sorte vicino ai corsi d'acqua o alle migliori strade del tempo.


Nelle gerle la "roba" era quella di sempre: il sale, il caffè, le sementi, le armi e le munizioni da caccia, gli arnesi da lavoro "battuti" nei magli di Schilpario e, di volta in volta, le poche altre mercanzie difficilmente reperibili nella valle opposta o, per i Valtellinesi, quelli richiesti dalla vicina Svizzera. Una pagina di storia riguarda anche il periodo fascista, allorquando sulla Via dei Contrabbandieri transitarono centinaia di Ebrei in cerca di rifugio in Svizzera. All'Aprica avrebbero trovato rifugio presso la famiglia Negri prima di compiere, accompagnati dai coraggiosi valligiani, l'ultimo balzo verso la salvezza.






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