Valle Brembana


Minatori si recavano al lavoro solo da ottobre a primavera inoltrata, perché con le basse temperature invernali l'acqua del sottosuolo gelando non si infiltrava nelle gallerie. In questo modo il lavoro era più agevole e si evitava la formazione di anidride carbonica dal contatto tra l'acqua e i minerali. In genere le squadre erano formate da poche persone: due minatori addetti allo scavo e uno o due garzoni per il trasporto del materiale all'esterno. Durante l'estate il minerale veniva arrostito” in modo da eliminare lo zolfo, l'arsenico e lo zinco che rendono meno pregiato il prodotto finale.


Nel tratto iniziale, camminando ancora sul selciato originario, si sale con ripidi tornanti fino alla santella votiva dedicata alla Madonna e ai Santi protettori Gaetano ed Antonio. Superati gli edifici di Cà Meneghina si raggiungono gli enigmatici muraglioni di Cà Marta, imponenti strutture apparentemente senza senso, che rappresentano forse l'elemento più misterioso della strada. Si tratta di una serie di muri costruiti lungo il pendio e delimitati da scalinate che salgono dal fondo fino alla sommità. Anche se attualmente gli spazi tra i rilevati sono utilizzati a prato per il foraggio degli animali, appare improbabile che queste impegnative costruzioni fossero originariamente dei semplici terrazzamenti per le coltivazioni. Secondo l'ipotesi più plausibile ed accreditata i muri costituirebbero le fondamenta di una fortificazione degli inizi del 1400, costruita dai ghibellini brembillesi per difendere l'entrata della valle dall'avanzata dei guelfi veneti.


I versanti della Valle Taleggio presentano caratteristiche molto differenti: le pendici esposte a meridione hanno una morfologia dolce disegnata dai coltivi e dalle numerose contrade rurali; sulla sponda opposta, con l'eccezione della conca di Peghera, dominano versanti ripidi e scoscesi che ospitano vasti ed ininterrotti boschi di latifoglie. Le originarie architetture civili della Val Taleggio sottolineano la singolare identità di questa vallata e costituiscono, insieme a quelle della limitrofa Valle Imagna, una tipologia assolutamente unica, che non trova riscontro sul resto del territorio alpino.


In questo lungo tratto il torrente Parina ha scolpito il durissimo calcare di Esino modellando un paesaggio aspro, dirupato, con profondi e paurosi orridi ricchi di particolari forme di erosione. Oltre a queste caratteristiche naturali, la Val Parina custodisce altre due preziose risorse, un tempo molto importanti per l'economia valliva: i minerali ed i boschi. Sono molto noti i livelli mineralizzati a zinco e piombo presenti nelle viscere del Monte Menna e del Pizzo Arera, i quali, nei secoli scorsi, hanno conferito al distretto minerario di Oltre il Colle una rilevante importanza economica, ponendo tra l'altro le basi per l'insediamento dell'uomo in valle (si veda in tal senso l'ampia documentazione presso il Museo di Zorzone).


La Valle porta ancora i profondi segni dei dissesti dell'alluvione del 1987, quando piogge intense, di carattere del tutto eccezionale, mobilizzarono grandi quantità di detrito, convogliandole verso valle e sconvolgendo la morfologia della zona. Superata la contrada ai Prati di Pegherolo, il sentiero entra nella Valle e, percorrendola in destra orografica, intercetta dopo circa un'ora di cammino la minuscola Valle dell'Arco alla cui testata si trova questa curiosa forma nota appunto come Arco.


Il corso del torrente è inciso lungo la linea di contatto tra rocce di diverse età e composizione, le cui caratteristiche determinano le forme e la morfologia del territorio. La strada asfaltata, dopo alcune centinaia di metri, diviene una comoda ed ombreggiata mulattiera, lungo la quale si notano affioramenti di rocce calcaree, di un caratteristico colore bianco e rosato, che contengono spesso noduli e strati di selce, riconoscibili per la caratteristica frattura fresca concoide”. Queste rocce, che caratterizzano gran parte dell'itinerario, appartengono al Giurassico (da 190 a 130 milioni di anni fa).


In Valle Brembana sussiste tuttora un forte legame tra l'ambiente naturale e le attività umane e, anche se il progresso ha determinato una sensibile contrazione dell'attività agricola, è ancora possibile apprezzare l'alternarsi di prati falciati sul fondovalle, boschi di latifoglie e di conifere sui versanti, contrade agricole, prati e terrazzamenti sui pendii più comodi e soleggiati, pascoli e praterie in alto fino al piede delle pendici rocciose.


Gli insegnanti possono utilizzarlo come tema di ricerche in aula e meta di escursioni alternative. La lettura e la comprensione di carte geologiche e topografiche può essere uno strumento fondamentale per avviare gli allievi verso una corretta comprensione del territorio. La partenza m 1532 il sentiero inizia in localita Sciocc, sulla strada carrozzabile che sale ai Piani dell'Avaro in comune di Cusio e segue il segnavia CAI 108 per il Rifugio Benigni fino al Passo di Salmurano. All'inizio e lungo la controriva stradale si possono osservare numerosi strati della formazione di Collio.


Zambla m 1200 – Cascina Coppi m 1690 - Baita Zuccone m 1790 - Sentiero n.° 221 + 237. Tempo di percorrenza: salita 2 ore e 15 minuti, discesa 1 ora e 45 minuti. Il percorso che si snoda lungo il versante esposto a Sud della Val Parina e giunge a Capanna 2000 passando per la Baita Zuccone è inizialmente immerso in un bosco e prosegue poi tra praterie aride nel settore alto, superando la zona degli impianti di risalita a conquistare le pendici meridionali del Pizzo Arera. Gli itinerari proposti sono raccolti nel volume Natura & Percorsi in Val Nossana - Cima di Grem a cura del Museo Civico di Scienze Naturali Enrico Caffi di Bergamo.








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